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Antico detto indiani Cree
Talligrat o Rotondohutte
ma dove siamo stati ?
In tanti anni di "onorato servizio" qualche volta abbiamo sbagliato percorso ma era sempre capitato per maltempo, dannata nebbia ecc., mai mi era capitato in una splendida giornata di sole, senza una nube ed un alito di vento. Ma andiamo con ordine:
decidiamo di andare a fare una scialp di là del Gottardo, però non il classico e super frequentato Stotzigen Firsten, vogliamo fare per la prima volta il Talligrat, li vicino ma molto meno battuto.
Con me, Gianpaolo e Stefano. Siccome mi "scoccia" portarmi a dietro gli occhiali, quelli per leggere (come dire tanto gli "anni per me non son passati..."), dico a Stefano tieni tu la relazione che tanto gli occhiali li devi portare per forza. Partiamo da Realp con lo stesso itinerario in comune per lo Stotzigen, imbocchiamo giustamente la "strada" per il Talligrat e poi....
invece di girare a dx nel vallone (vedi foto sopra), tiriamo dritti. Io che mi fidavo di Stefano, lui che si fidava di aver interpretato giustamente la relazione, Gianpaolo che si fidava di tutti e due. A un certo punto mi è venuto un dubbio, perchè mi ricordavo che la relazione parlava di pendii un po' più sostenuti per il Talligrat, rispetto allo Stotzigen, però Stefano (nella foto),
che ha vent'anni meno di me e va come un treno, è ormai lontano. Mi sbraccio e cerco di urlargli che stavamo facendo una "granfondo" piuttosto che una scialp, talmente il terreno era "piatto". Una compagnia di tedeschi (o forse svizzeri tedeschi) mi guarda come se fossi matto ... ma tant'è. Dopo altre due ore finalmente arriviamo ... ma non al Talligrat, alla Rotondohutte. Il Talligrat ce lo vediamo alla nostra destra, 180 metri più in alto ... con le persone in cima, salite dalla parte giusta. Stefano e Gianpa, decidono di salire alla cima, per il versante sud, ci sono traccie di discesa ma nessuna di salita, anche perchè è un bel pendio sui 40° e forse più. Io che non avevo neanche i rampanti, penso che non è oggi il caso di "ravanare nel casino ...". Dopo un po' anche loro desistono. Va beh nulla di male perchè lo spettacolo dalla Rotondohutte è veramente super....
Il ghiacciaio di Witenwasseren e la vista della salita alla Witewasserenstochk....
Stefano e Gianpa, alla Rotondohutte, con dietro il Leckipass ed il Gross Leckiihorn. Poi una chicca che non ho mai visto nelle descrizione sui siti italiani, la salita al Lucendro per il versante nord, uno splendida salita e discesa, da fare con condizioni sicure, ma con neve da favola..... nella foto dietro a Gianpa, si nota la classica sagoma del Lucendro, visto da nord.
Morale della favola:
una bella giornata, sopratutto per il posto nuovo, ambienti veramenti belli e poco frequentati, almeno da noi italiani
ricordarsi che gli occhiali vanno sempre portati... "ormai non ho più l'età" .....
il mio inglese mi sarà servito per il lavoro ma qui praticamente non serve quasi un fico secco, per cui.... impegno per i prossimi anni ... imparare a "biascicare qualcosa di tedesco"
comunque nei canali giù dalla Rotondohutte qualche bella curva siamo riusciti a farla... come granfondo non era poi niente male.
Comunque come dico sempre, l'importante è esserci ancora.
Si torna nelle Orobie.
Sabato 5 gennaio due passi in Val Gerola.
Finalmente è arrivata la neve anche nelle Orobie e sabato appiamo fatto una uscita in Val Gerola, alla cima Rosetta. E' proprio la prima neve e come si vede dalla foto, sui prati iniziali non ha ancora coperto completamente gli arbusti e sopratutto non ha ancora fatto "fondo". Comunque era tanta la voglia di tornare in questi posti. L'uscita era di quella "sociale" con Anna, Gianpaolo che accompagna suo figlio Lorenzo (sette anni) tutti con le ciaspole. Irene ed io con gli sci.
Già di per se salire sotto una nevicata ha un sapore tutto particolare poi le Orobie per me sono valli "magiche". Si respira un'aria di una montagna di altri tempi.
Praticamente in tutto il versante nord delle Orobie, quello valtellinese, non ci sono impianti di risalita, se si esclude quello di Pescegallo, in fondo alla val Gerola (un vecchio impianto con una seggiovia a due posti). Strano ma vero in una regione come Lombardia, che è riuscita molte volte, con le manifestazioni sportive e gli impianti di risalita a far scempio delle proprie montagne (Bormio e Santa Caterina docet), esistono ancora posti di questo genere. In val Tartano si vantano di fare "turismo" invernale solo con gli scialpinisti ed i ciaspolatori (grandi...). Val del Livrio, Val Fabiolo, Val Madre, Val di Arigna... se non conoscete le Orobie fateci un giro, non aspettative grandi caroselli, anzi, non cercate grandi alberghi, anzi ma se cercate un ritorno all'antica, quelle valli fanno per voi.
La gita alla Rosetta, classica della zona, parte dalla strada per il "Bar Bianco" che si prende da Rasura. Si lascia la macchina dopo un po' di tornanti, dove la neve permette (di solito si arriva ad uno spiazzo e da li si prosegue per circa 500 lungo la strada e poi si prende il sentiero che sale nel bosco).
La salita inizia tra baite ed alpeggi per poi passare in uno splendido bosco, che dopo una nevicata assume i contorni che vedete.
Alla fine del bosco si arriva al "Bar Bianco" un piccolo rifugio, aperto solo alla domenica (e non sempre d'inverno).
Da qui per una serie di dossi, alpeggi estivi, si arriva alla cima della Rosetta. Noi con il resto della truppa ci siamo fermati al Bar Bianco. Poi con Irene siamo scesi dal bosco, lungo la traccia di salita .... discesa in alcuni casi sui prati (non c'è ancora fondo...) ma che importa l'importante è riuscire ancora a divertirsi....Un gran bravo a Lorenzo che brontolando un po' ma alla fine, con le sue baby ciaspole, è arrivato fino in fondo ... seguirà le orme di suo padre, ne sono sicuro.