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Solo dopo che l’ultimo albero sarà stato abbattuto…

Solo dopo che l’ultimo fiume sarà stato inquinato…

Solo dopo che l’ultimo pesce sarà stato pescato…

Solo allora scoprirai che i soldi non si possono mangiare.

Antico detto indiani Cree

giovedì, 28 febbraio 2008

Per non dimenticare.

Dall'inizio dell'anno per lavoro ci sono stati:

168 morti
168536 infortuni
4213 invalidi.


Questo triste bollettino di guerra continua nonostante tutto,  appelli, prese di posizione ecc. Però un grande fatto è accaduto e di questo va dato merito alla procura di Torino, al suo capo Dr. Giancarlo Caselli ed al capo del pool che ha condotto le indagini sull'incidente alla Thyssenkrupp, Dr. Raffaele Guariniello, in tre mesi si sono conluse le indagini e sono stati rinviati  a giudizio i vertici dell'azienda.

Allora questo significa che quando si vuole la giustizia, almeno sul lato delle indagini può essere veloce ed efficiente, evitando quello che in passato molte volte è successo, l' impunità da prescrizione. Ora sepriamo che anche tutto il resto della "filiera" svolga il suo iter in tempi brevi, per non vanificare il lavoro fatto.

Allora questo significa   che per la prima volta in Italia,  per un incidente sul lavoro,  in questo caso c'è l'imputazione per omicidio volontario,  con eventuale dolo. Un primo timido ma importante deterrente,  per chi ha sempre pensato che tanto questo tipo di "delitti" potesse rimanere  impunito. Forse qualche amministratore da domani,  ci penserà "due volte" prima di risparmiare qualche euro  sulla sicurezza,  alle spalle di chi in quegli ambienti ci lavora.

Chi passa di quà,  si prenda cinque minuti di tempo e vada a leggere l'articolo riportato su Articolo 21Il processo possibile, l'esempio della Thyssenkrupp .

Per non dimenticare.

Postato da: Guido54 a 13:06 | link | commenti
articolo 21, morti sul lavoro

martedì, 26 febbraio 2008

Chli Bielenhorn

Domenica 24 febbraio puntatina a Realp, canton degli Uri, per la salita al Chli Bielenhron. Non avevo mai salito questa cima e Gianpaolo mi aveva detto che l'avvicinamento era un po' lungo. In effetti fino al ghiacciao del Galenstock, è un po' così..... lunga e poco dislivello. L'ambiente però ripaga e la giornata passano sopra ad ogni altra considerazione. Partiamo da Realp verso el 8.30, temperatura intorno ai 0° all'ombra, la giornata si preannuncia molto calda.  Seguiamo l'itinerario normale verso la Albert Heim Hutte, sopra Tiefenbach, fino al pianoro a 2.400 metri.

Superato il pianoro si volge a sinistra lunga la cresta della Chraiennest,lasciando sulla destra il ghiacciao del Galenstock.

Invece che salire lungo il ghiacciao/nevaio abbiamo preferito risalire il canale che porta sotto il Gr. Bielenhorn e da qui poi in vetta.

Discesa con neve bella per i primi 300 metri,  scesi dal canale prima della Chraiennest con condizioni ancora buone. Poi appena sopra Tiefenbach, praticamente "pappa".

Nel complesso una buona gita sopratutto per l'ambiente. Alla prossima.

 

Postato da: Guido54 a 11:48 | link | commenti

sabato, 23 febbraio 2008

Val Tartano - Passo Tartano

Uscita infrasettimanle con Emanuela, Nadia e Daniele, loro con le ciaspole ed io con gli sci. Per la serie "è l'ora delle Orobie" .... faccio anche con loro una capatina in Val Tartano. Mi piace l'idea che possano visitare luoghi di montagna, così "distanti" dai classici clichè. Queste a loro modo sono valli che vivono,  senza la grancassa del turismo "fracassone", senza il richiamo degli impianti di risalita, un esempio da imitare.

La salita al passo Tartano è una classica della zona, fattibile anche con le ciaspole. La giornata è abbastanza calda, qualche grado sopra zero alla partenza, comunque la neve "tiene" ancora. Partiti di gran carriera, eccoli tutti e tre all'uscita del bosco, sopra le prime baite.

Ci si ferma per uno spuntino.

Emanuela e Nadia si fermano alle ultime baite, mentre con Daniele saliamo fino al passo. Eccolo all'arrivo sotto la croce, è la sua prima cima con le ciaspole, l'inizio di "lunga carriera".

Il panorama dal passo è veramente bello.

Torniamo a "recuperare", le ragazze, solo che Daniele.... "paga lo sforzo della salita"

Peccato ... una promettente carriera stroncata sul nascere. Alla prossima,  l'inverno è ancora lungo e quest'anno sembra aver messo la testa a posto, quasi un ritorno all'antico.

Postato da: Guido54 a 16:48 | link | commenti (4)

lunedì, 18 febbraio 2008

Val Gerola - Salmurano

Ieri doveva essere una uscita con tutta la famiglia (Irene con gli sci ed Anna con le ciaspole fino ad un certo punto). Ci spostiamo a Cercino (Valtellina, costiera dei cech) per essere già in zona. Purtroppo Irene si prende un bel raffreddore con tosse un po' pesante, per cui salta tutto. Vado da solo, in  Val Gerola per fare una classica di queste parti, il Salmurano, esposizione completamente a nord ed anche si ci saranno stati parecchi passaggi conto di trovare ancora un po' di neve buona. Infatti sarà così. La partenza è da Pescegallo a sx degli impianti di risalita. Preferibile salire nel bosco per sbucare sotto il paravalanghe è un po' più ripida ma si evita  praticamente quasi tutta la stradina che porta alla diga. Prima di questa si prende a dx salendo un dosso a sx di altri paravalanghe. Poi dopo averne superato un secondo dosso, un po' più ripido,  si sbuca nel vallone che porta dritto  al colle. La salita può avvenire a sx sul versante del monte Valletto oppure un po' più al centro della vallone (più lunga ma più sicura, dopo un abbondante nevicata).  La discesa può avvenire per la via di salita oppure con neve assestata per il vallone diretto a N della cima.

Salito da solo,  completamente immerso nelle nubi, salvo gli ultimi duecento metri prima della cima. Il panorama dalla cime lungo il versante valtellinese. 

Il panorama dalla cima lunga il versante bergamasco. Da entrambi le parti uno splendido mare di nuvole che si è poi dissolto verso mezzogiorno prima della discesa.

La cima del Salmurano affollata di gente che man mano arrivava.

Sono poi sceso direttamente dal versante nord riuscendo a trovare neve ancora "bella", anche lungo il canale prima della stradina. Peccato per Irene si sarebbe divertita, sarà per la prossima.

Postato da: Guido54 a 10:00 | link | commenti (1)

giovedì, 14 febbraio 2008

Il mercoledì dello scialpinista.

Orobie valtellinesi. Val Tartano, Cima di Lemma.

Con Gianpaolo, mio cognato, visto che anche lui dal primo dell'anno si è "liberato" dagli orari fissi, abbiamo deciso di prenderci ogni tanto "il mercoledì dello scialpinista". Decidiamo per tornare sulle Orobie valtellinesi, in Val Tartano, per fare la Cima di Lemma. Essendo esposta a nord, dovrebbe aver mantenuto ancora una buona qualità della neve. Infatti è proprio così,  pur essendo stata molto frequentata la domenica precedente (salita per buona parte in comune con il passo Tartano), le condizioni della neve, sopratutto per la discesa, sono ancora buone. La gita è straconosciuta per cui lascio la descrizione al link di camptocamp e  riporto le foto di salita.

Nella foto sottostante Gianpaolo prima del traverso sotto la cima di Lemma, che poi si raggiungerà salendo da dietro per dossi e vallette (con ultimo tratto a piedi sulla cresta finale)

Il panorama dalla cima è veramente bello. Bella giornata, senza una nube, in cima un sole caldo, nessuno lungo il percorso, in completa solitudine. Sembra una "gita di altri tempi".

In effetti nelle valli delle orobie valtellinesi,  sembra che "il tempo si sia fermato" a qualche decennio fa. Solo alcune valli sono abitate, con insediamente stabili, come la Val Gerola o la Val Tartano. E comunque sono paesi molto lontani  dai clichè classici della montagna di questi ultimi anni. Sono paesi, magari con pochi abitanti ma paesi che vivono, con una zootecnia ancora viva, specialmente nelle valli del Bitto, tipico formaggio di queste valli, con allevamenti stanziali di vacche, di capre e alpeggi estivi ben tenuti e frequentati. Il turismo è di "quello povero", non ci sono impianti (se si esclude la seggiovia biposto di Pesegallo in Val Gerola), qui la gente ci viene perchè vuole godere dei posti. La val Tartano d'inverno vive per il turismo degli scialpinisti e dei ciaspolatori, il che è tutto dire ..... . Per chi non le conosce un invito a farci un giro, potrebbe ritrovare, specialmente per chi come me ha una certa età, una montagna del "tempo che fu".

Postato da: Guido54 a 16:39 | link | commenti
orobie, cima di lemma

lunedì, 11 febbraio 2008

Talligrat o Rotondohutte

ma dove siamo stati ?

In tanti anni di "onorato servizio" qualche volta abbiamo sbagliato percorso ma era sempre capitato per maltempo, dannata nebbia ecc., mai mi era capitato in una splendida giornata di sole, senza una nube ed un alito di vento. Ma andiamo con ordine:

decidiamo di andare a fare una scialp di là del Gottardo, però non il classico e super frequentato Stotzigen Firsten, vogliamo  fare per la prima volta il Talligrat,  li vicino ma molto meno battuto.

Con me,  Gianpaolo e Stefano. Siccome mi "scoccia" portarmi a dietro gli occhiali, quelli per leggere (come dire tanto gli "anni per me non son passati..."), dico a Stefano tieni tu la relazione che tanto gli occhiali li devi portare per forza. Partiamo da Realp con lo stesso itinerario in comune per lo Stotzigen, imbocchiamo giustamente la "strada" per il Talligrat e poi....

invece di girare a dx nel vallone (vedi foto sopra), tiriamo dritti. Io che mi fidavo di Stefano, lui che si fidava di aver interpretato giustamente la relazione, Gianpaolo che si fidava di tutti e due. A un certo punto mi è venuto un dubbio,  perchè mi ricordavo che la relazione parlava di pendii un po' più sostenuti per il Talligrat, rispetto allo  Stotzigen, però Stefano (nella foto),  

che ha vent'anni meno di me e va come un treno,  è ormai lontano. Mi sbraccio e cerco di urlargli che stavamo facendo una "granfondo" piuttosto che una scialp, talmente il terreno era "piatto". Una compagnia di tedeschi (o forse svizzeri tedeschi) mi guarda come se fossi matto ... ma tant'è. Dopo altre due ore finalmente arriviamo ... ma non al Talligrat,  alla Rotondohutte. Il Talligrat ce lo vediamo alla nostra destra, 180 metri più in alto ... con le persone in cima, salite dalla parte giusta.  Stefano e Gianpa, decidono di salire alla cima, per il versante sud, ci sono  traccie di discesa ma nessuna di salita, anche perchè è un bel pendio sui 40° e forse più. Io che non avevo neanche i rampanti,  penso che non è oggi il caso di "ravanare nel casino ...". Dopo un po' anche loro desistono. Va beh nulla di male perchè lo spettacolo dalla Rotondohutte è veramente super....

Il ghiacciaio di Witenwasseren e la vista della salita alla Witewasserenstochk....

Stefano e Gianpa, alla Rotondohutte, con dietro il Leckipass ed il Gross Leckiihorn. Poi una chicca che non ho mai visto nelle descrizione sui siti italiani, la salita al Lucendro per il versante nord, uno splendida salita e discesa, da fare con condizioni sicure, ma con neve da favola..... nella foto dietro a Gianpa,  si nota la classica sagoma del Lucendro, visto da nord.

Morale della favola:

una bella giornata, sopratutto per il posto nuovo,  ambienti veramenti belli e poco frequentati, almeno da noi italiani

ricordarsi che gli occhiali vanno sempre portati... "ormai non ho più l'età" .....

il mio inglese mi sarà  servito per il lavoro ma qui praticamente non serve quasi un fico secco, per cui....  impegno per i prossimi anni ... imparare a "biascicare qualcosa di tedesco"

 comunque nei canali giù dalla Rotondohutte qualche bella curva siamo riusciti a farla... come granfondo non era poi niente male.

Comunque come dico sempre, l'importante è esserci ancora.

Postato da: Guido54 a 23:09 | link | commenti (2)
scialpinsmo, realp, talligrat, rotondohutte

sabato, 09 febbraio 2008

Ritorno a Kalkstein

Sei giorni con la famiglia, lontano dalla pazza folla.

Siamo tornati al "nostro maso", Anna, Irene ed io,  per il periodo di carnevale. Ed ecco il comitato di accoglienza.....

Nevica ma i vitelli ed i manzi sono lì ... quasi a darci il benvenuto assieme alla famiglia Schaller. Subito due passi per smaltire il viaggio ed assaporare la bellezza di quei luoghi.

Dopo cena una visita alla chiesetta di Kalkstein, il silenzio e la magia, come sembra lontana la pianura padana....

Il giorno dopo si parte per il Purglenskunke  (solita "alzataccia" alle 8.00, partenza dalla chiesa a 300 m dal maso... grande). Anna con le ciaspole ed Irene rigorosamente con gli sci (ormai un po' corti, quando c'è neve fresca fa fatica a "galleggiare"... sarà ora di cambiarli).

Arriviamo alla solita capanna dei doganieri (questa oltre che zona di confine è stata anche un'area di contrabbando sino alla fine degli anni '50, sopratutto per gli abitanti  della valle di Villgraten, verso la più ricca val Casies ).

Una sistemata alle ciaspole, agli sci  e poi giù ognuno con la propria velocità, ogni tanto fermandoci ad aspettare Anna (cosi secondo lei ci godiamo di più la discesa, perchè dura più a lungo ... ma sarà proprio così?). Il giorno dopo ci svegliamo, un'altra bella nevicata notturna, sul tetto della macchina almeno 20 cm di polvere "fresca", decidiamo per un itinerario  più tranquillo. Nei boschi per raggiungere  la Tafinalm (alpeggio nella Tafintal) sotto la Thurntaler. Si parte da Innervillgraten, all'altezza della segheria Larsen, si devia a sinistra, superando il ruscello e prima dei masi di Oberhoferalm, si devia a sinistra salendo nel bosco lungo il sentiero estivo. Le foto ... parlano da sole...

Il bosco dopo la nevicata notturna è veramente bello... Solo noi e tante traccie di "folletti" ed animali intorno a noi.

Solita nevicata notturna ed il giorno dopo decidiamo per una classica della zona la salita alla Kreuzspitze (solita levataccia alle 8.00 ... che fatica.... solita partenza dal parcheggio dietro la chiesa a 300 m dal maso). Anna ed Irene sembrano ben in forma ed è la terza consecutiva.

La Kreuspitze si trova in fondo alla Robtal, il percorso iniziale è lo stesso per il Purglenskunke, poco prima dell'Alfenalm si devia verso NE, superando una serie di baite prima di entrare nel vallone con gli ultimi 400 m che portano in vetta.

Irene nei pendii finali, sullo sfondo le dolomiti di Sesto, peccato per il tempo (sì è rasserenato a metà discesa), dalla cima lo spettacolo è assicurato.

Raggiungiamo Anna che ci aveva aspettato all'ultima baita prima del tratto finale (si nota la traccia di salita ed i canali per una splendida discesa nella polvere quasi tutta per noi). Poi tutti insieme si torna a ... casa, però questa senza "aspettare la ciaspolatrice".... Il giorno dopo Irene ha un potente raffreddore ed allora sta a "casa" con la mamma, decido di andare a dare una visitina al Dorfberg un facile "cucuzzolo" sopra Kartisch, nella Gailtaleral. Che dire, credo che le foto parlino di sole. La salità nel bosco

Appena fuori dal bosco, "un lenzuolo bianco" con l'unica traccia di chi mi ha preceduto il giorno prima.

Poi in discesa mi fermo a guardare le mie traccie vicino a quelle di chi mi ha preceduto....

Cosa aggiungere... nulla, una degna conclusione di sei  giorni splendidi e la magia di certi posti rimasti ancora come un tempo.

Arrivederci Kalkstein all'anno prossimo ... con qualche parola di tedesco da parte mia,  stavolta mi ci metto di buzzo buono.

Postato da: Guido54 a 19:50 | link | commenti (4)
austria, villgraten, kalkstein