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Antico detto indiani Cree
Santo Stefano 2007. Cima della Croce.
Una gita in una valle lontano dal clamore del turismo.
Il giorno di Santo Stefano cercavo una gita breve (stasera si torna a casa) in un posto un po' solitario, lontano dal solito clamore e visto che ero anche da solo volevo stare un po' con me stesso.
Perchè non andare ad Arpy, Valle D'Aosta, a fare la Cima della Croce, anche questa un ritorno, per vedere se il posto era molto cambiato. Grazie a dio ad Arpy sembra che il tempo si sia fermato, sicuramente tutta la valle del Col San Carlo è un turisticamente un po' schiacciata tra Morgex, La Thuille, Courmayeur... meglio così, forse un po' di montagna vera, quella d'altri tempi, si riesce ancora a salvare.
Arrivo presto ad Arpy, con la sopresa di una gara di sci di fondo in paese (anche qui per me si torna indietro di quasi trent'anni, quando facevo qualche gara, allora non esisteva neanche lo "skating" ........). Parto veloce per non disturbare, visto che per un po' si costeggia la pista di fondo. La giornata non è bellissima, anzi un bel po' grigia, peccato che non nevichi, comunque le temperature basse hanno mantenuto la neve che dal colle a fin sotto il lago sarà ancora sciabilissima.
Salgo solo nel silenzio del bosco, sul tratto un po' più ripido sotto il lago, ci sono "i segni" delle discese dei giorni precedenti che tagliano la traccia di salita. La giornata è proprio bruttina, da lago in sù poi comincierà anche a tirare un fastidioso vento..... ma va bene così, l'importante è esserci.
Sopra il lago a metà del vallone, la traccia sparisce coperta dalla neve trasportata dal vento. Mi fermo al colle, un po' per il vento, un po' per il freddo, un po' per il tempo non molto invitante. Peccato per le nubi ma qualche sprazzo di "Bianco" e dei suoi ghiacciai del Miage e della Brenva si lasciano intravedere.
Dieci minuti di sosta e poi giù, visto che non c'è ancora nessuno forse riuscirò a godermi la discesa. Ed è proprio così la neve è ancora "bella" e gli spazi per un po' di "curve" ancora molti.
Bella e veloce gita, lontano dalla folla ... quasi una gita di altri tempi ... ci voleva.
Vigilia di Natale 2007. Madonna del Cotolivier.
Una gita di altri tempi
Si proprio una gita d'altri tempi per la nostra prima uscita con tutta la famiglia (Irene, 14 anni con gli sci ed Anna, non si dice l'età, con le ciaspole). Approfitando del fatto che eravamo a Pettinengo, zona Biella, per le feste natalizie, siamo tornati in val di Susa. Erano più di vent'anni , dai primi anni ottanta che non tornavamao d'inverno in queste valli (val di Thuras, Capanna Mautino; Monti della Luna....). Allora, erano per noi, i tempi del telemark (chi lo faceva in Italia si contava sulle dita di una mano), con sci e attrezzature, che ancora conservo ma oggi inguardabili. Girare allora per quelle valli abbastanza sconosciute senza incontrare a volte nessuno lungo gli itinerari, era come tornare agli albori dello sci (non per niente la zona della capanna Mautino è considerata la culla dello sci in Italia). Per questo siamo voluti tornare, la prima volta di Irene da queste parti. La gita parte da Beaulard (Torino - Bardonecchia, uscita di Oulx). Si può lasciare l'auto al campeggio oppure come abbiamo fatto noi, vista la poca neve in basso, siamo saliti in macchina sino a Chateux. Si prosegue lungo una strada in piano per qualche centinaio di metri, passato un ponte risalire gli ampi prati sulla sua destra. Questa gita è molto frequentata di fatto la traccia di salita assomiglia di più ad una autostrada in mezzo al bosco.
La salita, piacevolissima, è tutta nel bosco, abbiamo visto molte tracce di animali ed un giovane di capriolo. Si arriva ad una cresta delimitata da una staccionata,
seguendola verso sinistra si giunge alla Cappella della Madonna del Cotolivier. Il panorama è molto bello ed abbraccia le due valli quella di Bardonecchia e quella di Cesana, con in fondo la val di Thuras i monti della Luna ecc.
In cima abbiamo trovato un "giovane" di 70 anni salito con gli sci e con tanta voglia di continuare per tanti anni ancora ....Gran bella gente, persone così ti stimolano a continuare a non mollare mai (io poi non ci sono molto lontano ... me ne mancano solo 17!).
Poi giù..... la discesa "molto tritata" dai passaggi precedenti ma fa niente, anzi è anche più bello...un po' di difficoltà. Irene che continua a stupire, i due legni sembrano per lei un naturale prolungamento ... dei piedi. Anna con tranquillità con le "sue ciaspole", chissà se avrà voglia di riprendere con un paio di sci.
Gran bella giornata e buon inizio di stagione per tutta la famiglia.
Finalmente una buona notizia.
Ieri l'Assemblea generale dell'Onu ha finalmente approvato dopo tantissimo tempo la risoluzione contro la pena di morte. Come riportato da articolo 21:
Nessun commento, se non che questa benedetta e bistrattata società cosidetta civile, forse avrà voglia di imboccare la strada giusta, per le future generazioni
Domenica 16 dicembre M.Flassin
Un ritorno nella zona del Gran S. Bernardo dopo qualche anno.
Era un po' di tempo che non tornavamo da queste parti d'inverno, l'ultima volta che avevamo fatto il Flassin mi ricordo che c'erano gli impianti di discesa. Abbiamo deciso per questa zona, considerando le nevicate della settimana scorsa, l'esposizione a nord, sperando in ottima neve e così è stato. Gran bella salita e gran bella discesa (ancora farina..... da non credere per la media degli ultimi inverni italiani). Un po' di gente sull'itinerario ma meglio così a me francamente non disturba mai, non sono chiassosi (e come potrebbero dopo due o tre ore la fatica comincia a farsi sentire, anche per chi a 20 o 30 anni), poi se li vedi dall'alto, gli scialpinisti in fila lungo la traccia di salita, sembrano tante formichine alla ricerca del cibo. Comunque meglio gente in giro, che a riempire gli stadi o davanti alla televisione. Niente descrizione della gita tanto è straconosciuta e poi ci sono i siti apposta.
Altre sensazioni della giornata.
Torna a sciare con noi Bruno (nella foto è quello senza casco), era forse 10 anni o giù di lì che non sciavamo insieme. Bene.
La rivinciata della natura sulla tecnologia. Si è vero alla partenza c'era un po' di freddo (ore 8.30 -9°) ma è che perchè oramai ce ne siamo dimenticati, diciamo che dovrebbe essere poco più del normale almeno per la montagna. In cima, al sole - 14° ma li forse dava meno fastidio. All'arrivo 13.30 ancora - 9° e li forse si sperava in qualcosa di più. Ma il bello è stato che ha molti si sono bloccate le macchine fotografiche digitali, anche a me e queste sono praticamente le uniche foto che sono riuscito a fare.
Terzo, ad un certo punto della discesa Gianpaolo ed io abbandoniamo l'itenarario classico e decidiamo di scendere lungo il torrente a sinistra del bosco, ormai coperto di neve. Grande..... un toboga strettissimo tra salti repentini, alberi abbattuti, radici coperte, un susseguirsi di montagne russe.... sembrava fatto apposta per la mia schiena! Puro divertimento, sembravamo due bambini un po' cresciuti (45 lui e 53 io) come la prima volta in mezzo al bosco ... in mezzo alla neve.
Alla prossima
P.S. Il freddo ha graziato "la macchina" al colle sotto la cima, permettendo di poter scattare questa panoramica dal Monte Bianco al Cervino.
Per non dimenticare
Oggi abbiamo raggiunto il triste numero di 1000 morti sui luoghi di lavoro dall'inizio dell'anno. La notizia è stata pubblicata in data odierna da Articolo 21 .
Non c'è nulla da aggiungere se non quanto detto da uno degli operai sopravissuto alla tragedia alla ThyssenKrupp:
"...Per favore non spegnete la luce...."
Di nuovo... un viaggio in barca in pieno inverno.
Caraibi
(...anche questo è un po' lungo ma per chi ama andar per mare in un certo modo, forse ne vale la pena....)
Un viaggio a capodanno del 2005 nelle isole del sud dei Caraibi. I soliti quattro che ogni tanto si ritrovano per mare (Aldo, amico e grande skipper, Marina, Santuzza ed io), più altri amici che si aggiunti per il viaggio (Anna, Maggie, Ucci, Matteo e Tony). Abbiamo noleggiato un catamarano (Bahia 46) e siamo partiti da Martinica, puntanto verso le isole Grenadine, le cosidette piccole Antille. Siamo passati da St.Lucia, St. Vincent, Conouan, Mayero, Union, Petit St. Vincent con il ritorno a Tobago Cays (grande fine anno in baia), Mustique, Bequia e di nuovo per St. Lucia e Martinica.
Cosa dire, di tutto di più, dai posti, dalla gente, dalla vita vissuta con una dignità molto diversa dalla diversa dalla nostra. Due settimane lontano, non solo dalla nostra cultura di europei ma anche di mediterranei. Gente con uno stile ed una filosofia di vita completamente diversa dalla nostra. Forse avremmo bisogno di comprendere di più e cercare di capire anche per noi, così occidentalmente indaffarati, che forse vale la pena di prendersi tutto il tempo che vogliamo, perchè poi la vita è una sola ..... e finita quella........
Che dire della compagnia a parte i soliti "noti", abbiamo trovato altra cinque amici (grande e simpatica Anna, riserva della squadra di fioretto che aveva vinto le olimpiadi a Sidney nel 2000) abituati ad andar per mare e questa è la cosa più giusta che ti possa capitare quando stai in barca per undici giorni, navigando anche 40, 50 miglia al giorno.
La cosa più buffa è stata la cambusa a Martinica, abbiamo dovuto noleggiare il furgone del supermercato per portare tutta la roba in barca. C'era più vino, birra e superalcolici che acqua... tanto quella, come dice Aldo, serve a poco (grande massima, applicata a tutti i nostri giri in barca).
Che dire dei posti.... nulla, per quel che valgono, le diapositive parlano da sole. Alcune isole mi hanno ricordato le Lofoten in Norvegia, strano parallelo tra due mondi così distanti ma uniti da un oceano in comune.
Che dire della barca, la prima volta per me su di un catamarano (nel mditerraneo, tranne forse un po' i francesi, se ne vedono ancora pochi), rispetto ad un monoscafo sembra una piazza d'armi, sicuramente una migliore vivibilità. In mare ti dà qualche brivido in meno (per lui ...le boline sono quelle che sono ) però in compenso è molto più stabile e sopratutto molto più adatto all'onda lunga dell'oceano.
Che dire del resto... che la prossima volta si torna con tutta la famiglia, anche perchè c'è ancora tanto da vedere.
E vai con la ..... quarta.
Però prima di iniziare... guardate il video, solo pochi secondi di ... gioia di vivere!
Engadina mon amour.
Con Gianpaolo decidiamo sabato 08 dicembre, di andare a fare il Piz Belvair. Fortunatamente è un po' meno levataccia del solito, in quanto siamo già in Valtellina (100 km risparmiati). La giornata in Svizzera è un po' grigia, deve anche avere nevicato di notte, le strade dopo il passo del Maloja sono ancora coperte di neve. La partenza dell'itinerario è dalla stazione del treno di Madulain. Madulain è un piccolo e bel paese dopo St.Moritz verso la bassa Engadina, prima di Zuoz. Alla partenza nessuno ..... neanche il capo stazione. E' la prima volta che facciamo questo itinerario vado a chiedere al solito contadino svizzero... "...dopo il passaggio a livello su per la strada sino al bosco, poi l'alpe... poi la cima..." Partiamo sotto una leggere nevicata, non c'è proprio nessuno, solo qualche capriolo che incontreremo più tardi nel bosco.
Più tardi ci raggiungono un gruppo di bergamaschi che ci danno il cambio nel battere la traccia (meno male, un po' per uno). Verso la cima il tempo sembra peggiorare, speriamo che regga. In tutto saremo al massimo una ventina di persone sull'intero percorso, scendiamo praticamente insieme ...... ma nessuno avrebbe immaginato ....... 1200 m di discesa in polvere vera! Senza parole.....
Arriviamo alla macchina, assieme al trenino, grandi gli svizzeri scialpinismo ... in treno. Possiamo dire quello che vogliamo ma all'ambiente ci tengono proprio, come al solito è una cartolina.
Gran bella giornata, gran bel posto, gran bella discesa. Ciao Gianpa.
Come promesso, Nadia per la prima volta con un paio di sci da scialp.
Due passi nei boschi sopra Rothwald
Partiti con Nadia e Daniele (la prima volta con le ciaspole) da Rothwald in Svizzera, poco km dopo il passo del Sempione. La giornata prometteva bene, il tempo sembrava "tenere".
Siamo saliti sulla stradina per Wasenalp, Nadia sembra in forma ma Daniele è ormai sparito chi lo ferma più, al paesino di Wasenalp è già sparito!
Arriviamo agli alpeggi di Wintriggmatte,sotto il paravalanghe e la cima di Hohture, il posto è veramente bello. Decidiamo di tornare indietro e riprendere la traccia che porta agli impianti, "chi li tiene più, quei due".
Finalmente si fermano, anche perchè ......
... "è brutta la fame!"
Poi riprendiamo la via del ritorno, scendendo lungo le piste non ancora aperte e finalmente Nadia, molto titubante prova gli sci da scialp. Dai che se ne aggiunge una nuova alla compagnia!
Ma si dai in pieno inverno ... proviamo a parlare anche di barche .
Non prendetela come una fuga dalla montagna, non è una eresia in pieno inverno, con la neve che impazza ma per chi ha voglia dia una occhiata al video (se poi vi stufate piantate lì ... è un po' lungo). Un giro alle Kornati in catamarano nel giugno 2006.
La barca sta al mare ... come lo scialpinismo sta alla montagna !
Le prossime volte qualche altro giro, con un po' di foto e qualche commento in più.
Val Bedretto - Punta dell'Elgio da All'Acqua.
Domenica 2 dicembre siamo partiti di buon ora ( 5,45 a Milano, per me partenza alle 5 da Crema), mio cognato Gianpaolo ed io per una gita al di là del Gottardo, a Realp. Appena arrivato ad Andermatt, oltre al tempo nuvoloso, con leggero nevischio, c'erano i disastri che il vento aveva operato in settimana. Per cui abbiamo optato per la val Bedretto, rifacendo il tunnel al contrario, tornando ad Airolo, più neve e meno disastri da vento. Siamo arrivati al solito parcheggio di All'Acqua e qui abbiamo scelto di salire verso il passo S. Giacomo, visto che comunque le gite esposte a sud erano a maggior rischio tempo. Nel bosco come al solito la neve non è il massimo ma tant'è va bene così, accontentiamoci di quello che troviamo, l'importante è esserci ancora, tanto le montagne mica scappano. Usciamo dal bosco ed arriviamo all'alpeggio sotto il passo di S. Giacomo la neve comincia a diventare più consistente, dai che forse da qui in sù si riesce anche a fare una discreta sciata.
(Dopo anni una foto scialpinistica del sottoscritto, Gianpaolo si è convertito alla fotografia digitale e adesso si sbizzarisce.)
Arriviamo al passo di S. Giacomo e decidiamo di proseguire, il tempo così, così, però anche con poca neve il panorama è sempre bello. Il bacino del Toggia e sullo sfondo il lago di Castel.

Decidiamo di andare avanti sino a raggiungere la cima di Helgenhorn o P. di Elgio. Tutto il pianora dal San Giacomo è un po' lungo, non si prende mai quota, ma va bene così un po' di allenamento non guasta mai. L'ultimo tratto la neve è praticamente primaverile e godevolissima anche in discesa. Dalla cima, un po' frettolosi per via del vento ma nonostante le nubi il panorama merita sempre. Guardiamo altri scialpinisti salita dalla Val Formazza ....

... e poi giù è tempo di tornare. Ci vediamo alla prossima, sperando anche in un po' più di neve dalle nostre parti, in Lombardia.